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 Pregherei di leggere la lunga premessa  necessaria per mettere a fuoco il problema. Non mi stanco mai di ribadire certi concetti che il Potere cerca di proporre ma che, non hanno nessun effetto nella pratica delle cose. Nella Cultura intesa come diritto di tutti, non si possono applicare leggi atte a "bloccare" l'evoluzione dell'essere umano in quanto tale. Voglio dire che: "lo Stato può intervenire sulle cose fisiche anche su noi stessi ma... non può controllare le nostre conoscenze e non ci può impedire di istruirci, nella maniera che riteniamo più opportuna".

  

 

  APOSTILLE DOCUMENTO

 




























































Abolire il valore legale della laurea?

Mondo economico vs mondo accademico

Diverse proposte di legge, tutte del centrodestra, per il cambiamento. E in Senato è stata avviata un'indagine conoscitiva. C'è chi suggerisce la liberalizzazione, sul modello Usa, con tanto di "rating" degli atenei e chi teme che i cittadini siano meno tutelati e aumentino le disuguaglianze sociali 

di SALVO INTRAVAIA  (Repubblica 08/07/11)

E se la laurea anche in Italia perdesse il proprio "valore legale", come negli Stati Uniti? Se, cioè, smettesse di avere lo stesso valore se conseguita a Catania o a Milano, assumendo invece un valore diverso in base all'ateneo che la rilascia? Cosa accadrebbe nel nostro Paese? Dell'abolizione del valore legale del diploma di laurea si parla in questi giorni in Parlamento, nell'ambito dell'indagine conoscitiva avviata dal Senato sul tema "Effetti connessi all'eventuale abolizione del valore legale del diploma di laurea".

Il mondo economico considera il valore legale del titolo di studio ormai superato e spinge perché l'inutile orpello venga abolito quanto prima. Il mondo accademico, e non solo, è invece contrario e mette in guardia dalle ripercussioni di una simile scelta. Intanto, in Parlamento sono diverse le proposte di legge sull'argomento, tutte del centrodestra. Ma cosa vuol dire abolire il valore legale di un titolo di studio, laurea o diploma che sia? Perché un titolo di studio deve avere un valore legale?

A spiegarlo in modo chiaro è lo stesso direttore Education di Confindustria, Claudio Gentili, ascoltato dalla commissione Cultura del Senato lo scorso 25 maggio. "Nelle intenzioni del legislatore, il valore legale del titolo di studio doveva essere un 'marchio di qualità' concesso dallo Stato alle università", che avrebbero dovuto "garantire ai cittadini la qualità della formazione universitaria". "I cittadini - continua Gentili - che si servono

di professionisti, le imprese e il settore pubblico che assumono laureati sarebbero stati così garantiti sulla qualità delle competenze di quelle persone in base a curricula certificati".

Ma, sempre secondo Confindustria, "il vero limite del valore legale sta nel suo uso formalistico che spesso ha ottenuto risultati opposti a quelli desiderati". "Abrogare il valore legale potrebbe significare - spiega il presidente della Crui, la conferenza dei rettori italiani - liberalizzare la formazione universitaria, lasciando che chiunque possa istituire una 'università' e che il mercato faccia da regolatore del valore, sostanziale e non formale, dei titoli rilasciati".

Ma non solo. Per accedere alla Pubblica amministrazione o alle professioni, oggi, è richiesto un determinato titolo accademico o di istruzione superiore avente valore legale. "Abrogare tale riconoscimento vorrebbe dire consentire l'accesso ai concorsi pubblici a chiunque, indipendentemente dagli studi compiuti, o che chiunque potrebbe sostenere l'esame di abilitazione alle professioni di avvocato, ingegnere o medico senza essere laureato in giurisprudenza, ingegneria o medicina".

Ma il neoeletto presidente dei giovani industriali, Jacopo Morelli, rilancia dalle pagine di un quotidiano: "La prima cosa che chiederemo è l'abolizione del valore legale del titolo di studio". Raccogliendo il consenso del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, secondo il quale "bisogna togliere pezzi di casta e pezzi di carta". Ma come si fa a capire quanto vale in effetti una laurea sprovvista di valore legale? Occorre "un sistema di accreditamento -  spiega Gentili - dei corsi di studio, svolto da agenzie indipendenti, che assicuri la verifica del 'valore reale' dei corsi di studio universitari". Una specie di rating degli atenei.

I sindacati e diverse associazioni di docenti, studenti e ricercatori universitari - Adu, Andu, Cisal-docenti universitari, Cisl-Università, Cnru, Cnu, CoNPAss, Flc-Cgil, Link, Rete29Aprile, Snals-Università, Udu, Ugl-Università, Uilpa-Ur, Usb-Pubblico impiego - considerano "il mantenimento del valore legale del titolo di studio un dato centrale del sistema universitario italiano" e temono "che la sua abolizione possa incrementare le disuguaglianze sociali ed economiche".

Anche gli ordini professionali manifestano forti perplessità. Dopo una lunghissima disamina della questione, il Consiglio nazionale forense conclude che in Italia "mancano le fondamentali precondizioni necessarie a che l'abolizione del valore del titolo di studio universitario ai fini di abilitazioni e concorsi pubblici possa dare dei concreti e dimostrabili benefici". E per non rimanere sul vago, il Consiglio nazionale degli ingegneri ritiene che "stante l'attuale quadro normativo, l'abolizione del valore legale del titolo di studio, comporterebbe un indebolimento della già ridotta capacità dell'Ordine degli ingegneri di garantire la qualità delle prestazioni dei propri iscritti".

Sulla questione si sono pronunciati di recente anche medici e odontoiatri. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri "esprime forti dubbi sul venir meno della certezza dal punto di vista giuridico del titolo conseguito che è la certificazione comprovante la conclusione di un percorso formativo compiuto secondo la normativa vigente". Secondo i camici bianchi, il valore legale della laurea "si rende necessario dall'esigenza giustificata di tutelare il pubblico interesse".

Considerazioni
(By Gian Pietro Bomboi)

Certamente l'abolizione del valore Legale dei titoli italiani non  sarà cosa semplice, visti gli interessi delle corporazioni e Lobby di Potere. Ci vorrà ancora del tempo, forse qualche anno ma ... alla fine dovrà avvenire perché nel mondo (per fortuna) non c'è solo l'Italia. Il mondo è ogni giorno più piccolo e percorribile - la globalizzazione è ormai in atto, nessuno la può fermare.

E' uno scandalo che un Medico cinese - iraniano - albanese o di qualsiasi paese che non  sia l'Italia, nel nostro territorio sia costretto per vivere a fare il manovale, magari a raccogliere pomodori per 20 euro al giorno. Se è vero che tutto questo avviene è perché il nostro "sistema" è ancorato ad una Legge del 1938; creata quando solo i ricchi potevano studiare; gli altri dovevano fare i "sudditi" per servire i ricchi.

Grande ingiustizia destinata a dissolversi nell'evoluzione dei popoli.

Che paura c'è?  Se il padrone di un'azienda ha necessità assumere del personale, avrà tutto l'interesse ad avere maestranze valide. Qualsiasi commissione di valutazione, sarebbe in grado in pochi minuti di capire se un candidato è veramente all'altezza del suo compito. Basare l'assunzione solo basandosi su un pezzo di carta rilasciato in nome della Legge, non è una cosa sicura, perché il titolo non garantisce niente, se non il fatto che il candidato ha fatto un percorso di studi. All'azienda interessa che il dipendente abbia le competenze necessarie per una massima resa.

Ci sono laureati bravi - ci sono laureati anche con  110 e lode, i quali pieni di studio, non hanno la necessaria competenza per svolgere il compito in ambito pratico. Ci sono persone con esperienza ultra decennale che hanno svolto il loro compito con grande "passione" e si sono sempre premurati di aggiornarsi. Queste persone sono la vera "forza" che possono fare avanzare il progresso.

Se così non fosse, perché un laureato che ha studiato per 5 anni all'Università, per inserirsi nel mondo del lavoro  deve fare il "precario" per 5 - 6 anni con stipendio da 600 - 800 Euro? Conosco ragionieri che dirigono Teen di laureati - geometri che riescono a fare dei progetti, importanti e superiori a quelli che può fare un Ingegnere. Vuol dire che il mondo (per fortuna) non si basa sulla "forma" ma bensì sulla "sostanza".

Mi sono sempre posto la domanda sul perché  della pubblicità negativa attuata dai media, contro i laureati in modo non tradizionale, cioè con la frequentazione delle università riconosciute dallo Stato. Si cerca di criminalizzare chi dopo 20 - 30anni di esperienza al Top, è riuscito ad ottenere una Laurea (es.) americana attraverso la valutazione delle proprie competenze.  Naturalmente tutta la pubblicità negativa è pilotata da una filosofia che mira a proteggere i grossi interessi delle università e del "sistema". La filosofia è quella delle Lobby di Potere - baronie - nepotismo  e ... clientelare.

Tutto quello che si dice a proposito delle leggi e comma vari riguardante l'illegalità dei titoli stranieri è pura leggenda metropolitana o se vogliamo, puro terrorismo.  Un titolo di Laurea è una consacrazione ed è tale da qualsiasi paese provenga. Voglio fare un esempio all'apparenza banale ma ... azzeccato: "un titolo di Dottore o quant'altro è come un nome" io mi chiamo Gian Pietro e posso stare tranquillo che in  nessuna parte del mondo verrà disatteso".  In America ci sono circa 70.000 University  e non sarà di certo lo Stato italiano a dovere o poter giudicare la validità di ognuna delle stesse. Se ciò fosse possibile mi domando con quale metro il nostro Santo MIUR potrebbe agire; considerando che negli USA i titoli non hanno valore Legale.

Senza il valore Legale tutti i titoli pari son. L'unica discriminante è il vero valore dell'uomo e non  quello del titolo. Cari belli del Potere, mi fatte semplicemente RIDERE, perché non avete il coraggio di confrontarvi con la realtà delle cose. Un tiolo americano rilasciato dall'Harvard e uguale (legalmente) ad un titolo rilasciato dall'ultima University presente sul territorio USA.  Se è vero che in Italia i titoli americani non  hanno valore Legale e pertanto non vengono riconosciuti; il procedimento dovrebbe essere uguale per tutti i titoli da qualsiasi University provengono; non  dovrebbe esistere nessuna discriminante perché se è vero che i titoli americani non sono equipollenti con  quelli italiani, il ragionamento dovrebbe essere uguale per tutti i titoli.

Però - però (qua casca l'Asino), se uno si presentasse con un titolo conferito dall'Harvard sono sicuro che verrebbe accettato senza nessuna riserva. Cos'è successo?  Semplice, il Potere italiano avrebbe paura e soggezione dell'Harvard, perché saprebbe di trovarsi al cospetto di un'entità "maggiore".

In pratica, non si potrebbe sostenere a priori che una laureato all'Harvard sia superiore sul piano pratico ad uno laureato senza aver frequentato una vera University ma che ha posto in gioco la sua esperienza e gli anni di studio svolti da perfetto autodidatta.  

Io sottoscritto Gian Pietro Bomboi (Ph.D.) non ho mai frequentato una vera Università anzi, non so neanche com'è fatta! Eppure sono in possesso di un Master Degree in  Computer Science and New Media - Un Doctorate in Ingegneria Elettrica - Una Laurea Honoris Causa da una importante Università svizzera e ... tanti altri riconoscimenti che non  credo opportuno metter in Rete. Quello che mi interessa ribadire è che; sono Un Dottore - Dottore / Ingegnere e non ho mai avuto paura ad esibire i miei titoli. Naturalmente, ove ci fosse qualcuno a cui bolle il sangue, io sono pronto a confrontarmi su tutti i piani.

Forse 50anni fa, il sapere era prerogativa di chi aveva le giuste possibilità economiche, salvo alcuni casi di persone (come il sottoscritto) che sono riuscite a vincere l'ignoranza a costo di grossi sacrifici e ... remando sempre contro corrente. In verità  debbo dire che, studiare da autodidatta è faticoso e necessita di una grande "motivazione", quasi al di sopra della ragionevolezza. I frutti sono più saporiti e consistenti e ... quello che si sa diventa un "Vangelo"; un qualcosa che vive nel nostro essere come uno Spirito che completa la nostra identità.

Capisco che è dura, perché costretti a lottare contro i mulini a vento e contro istituzioni che di certo non garantiscono  i sacrosanti diritti dei sacrifici. Chi possiede una Laurea conferita in nome della Legge, si trova protetto anche se in realtà non è in grado di onorare il suo titolo; in questo caso i lavori vengono svolti da persone senza titolo ma con grande competenza, costrette a sottomettersi all'Asino laureato, per la firma in un progetto. Un beneficio doppio: "il nome sul progetto e il compenso per la firma!".

 

 

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