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Penso
di avere contribuito con questo mio lavoro, a schiarire un po’ il
pianeta del “Sapere”. Un
mondo vasto e variegato con pareri “estremi” che quasi mai riescono a
diradare il velo della confusione che stagna sovrana. Bisogna innanzi tutto capire (non è poi tanto difficile) che
cosa rappresenta il “Sapere” umano e… in quale contesto deve
essere preso
in considerazione.
Sbaglia chi insiste nel ribadire che la preparazione di
un essere umano deve dipendere esclusivamente dalle scuole dello Stato o
da quelle che agiscono sotto il suo patrocinio. E’ vero che debbono
esserci delle regole …è vero anche che (spesso), non tutti hanno il
privilegio di accedere alle scuole superiori o alle università: vuoi per
mancanza di possibilità economiche oppure
per circostanze di vario genere, tra le quali: il fatto di essere
stati costretti ad iniziare nel mondo del lavoro, per necessità di
sopravvivenza.
Il fatto stesso che, lo Stato pretende con le sue leggi di
avere il Monopolio sull’istruzione dovrebbe dare la garanzia a
“TUTTI” indistintamente l’accesso a qualsiasi scuola: si tratti di
un Liceo scientifico – una scuola professionale piuttosto che
un’Università. Lo Stato dovrebbe garantire di sopportare integralmente
la spesa di un cittadino per qualsiasi scelta esso faccia, pianificando
eventuali differenze di costo. Chiaro che, ognuno (ad esempio) dovrebbe avere la
possibilità di frequentare la Bocconi di Milano – il San Raffaele –
piuttosto la Sapienza o altre università.
REGOLE
DI ETICA MORALE
Qualsiasi
scelta deve essere fatta dal soggetto
desideroso di apprendere prescindendo dalle sue condizioni economiche. In
sostanza: tutti i cittadini dovrebbero avere pari opportunità in
relazione alle proprie motivazioni.
D'altronde: quale padre (giusto) fa distinzione tra i figli?
Per un padre tutti i figli sono uguali.
Fatta questa breve premessa, voglio mettere a fuoco alcuni punti
molto interessanti:
| 1) |
La
cultura è un bene integrante di una persona, non un possesso ma un
essere. Svincolato da qualsiasi imposizione, in piena libertà
secondo: aspirazioni e possibilità. |
| 2) |
La
conoscenza deve essere libera e chiunque deve poterla acquisire
adottando i metodi che più gli sono disponibili
- nei tempi e nei modi a lui congeniali. |
| 3) |
L’esperienza
professionale acquisita negli anni è un dato di fatto che nessuna
Legge di nessuno Stato può disconoscere. L’esperienza è una
ricchezza che ogni uomo ha il diritto di vedersi riconosciuta da
qualsiasi organizzazione preposta allo scopo, sia essa
un’Università reale oppure un’Università virtuale.
Naturalmente lo “Status” di una persona è irreversibile (come
il suo nome) e nessuna differenza può fare: se un titolo sia stato
ottenuto in Italia – USA – Cina – Giappone – Liberia oppure
nel paese più piccolo di questo mondo. |
| 4) |
Non
può essere Reato in nessun modo, se si riesce a conoscere o fare
qualcosa nel pieno delle proprie capacità dimostrate sul campo. |
| 5) |
Non
occorre la licenza da parte di nessuna istituzione per
esternare, per esempio che si conosce a fondo tutta la
“Matematica” piuttosto che la “letteratura”. Si sa e basta.
E’ assurdo e puerile pensare di denunciare o condannare una
persona, solo perché conosce ma… non ha studiato in una Università
riconosciuta dal Potere. |
| 6) |
Qualsiasi
persona ha il Diritto-Dovere di far conoscere agli altri le proprie
prerogative culturali/professionali. Ciò rappresenta un bene comune
che può essere utile nella vita di tutti i giorni. |
| 7) |
Nessuna:
Legge – Autorità – Giudizio possono porre veto alla
conoscenza di nessuno. Ordini – università o corporazioni di
qualsiasi genere, hanno la facoltà di riconoscere o accorpare nelle
proprie file soggetti in possesso di un titolo di studio secondo i
propri “protocolli” di riconoscimento, come hanno la facoltà di
non accettare elementi in possesso di titoli rilasciati da università
non riconosciute. Resta il fatto che: avere un titolo di studio
conferito da una qualsiasi realtà che ne garantisca l’autenticità
è, di per se un “Valore” che nessuno può ignorare (comprese le
istituzioni). |
| 8) |
Non
esistono parole "riservate" quali: "Università"
- "Politecnico" - "Facoltà" - "Toga"
- "Laurea" - "Dottore" -
"Ingegnere"... poiché dette parole appartengono alla
lingua italiana e sono patrimonio di tutti. |
| 9) |
Chi
deve assumere una persona per qualsiasi "servizio", ha il
diritto/dovere di controllare le veridicità delle capacità del
candidato. Se poi esistessero delle norme contrarie
(all'integrazione), ciascuno nell'espletamento delle proprie
funzioni, può rifiutare il candidato. |
| 10) |
Quanto
scritto, non è un ribellarsi alle istituzioni ma... una
rivisitazione delle norme internazionali alle quali tutti debbiamo
attenerci in un mondo che cammina speditamente verso la
globalizzazione. In un mondo libero debbono contare i
"fatti" e non le stupide norme che spesso sono create ad
hoc per il beneficio di pochi.
Dr.
Ph.D. Gian Pietro Bomboi.
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