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 Pregherei di leggere la lunga premessa  necessaria per mettere a fuoco il problema. Non mi stanco mai di ribadire certi concetti che il Potere cerca di proporre ma che, non hanno nessun effetto nella pratica delle cose. Nella Cultura intesa come diritto di tutti, non si possono applicare leggi atte a "bloccare" l'evoluzione dell'essere umano in quanto tale. Voglio dire che: "lo Stato può intervenire sulle cose fisiche anche su noi stessi ma... non può controllare le nostre conoscenze e non ci può impedire di istruirci, nella maniera che riteniamo più opportuna".

  

 

  APOSTILLE DOCUMENTO

 




























































Polyarchy - Polyarchie - Poliarchia - Poliarquia  (2000 - 2015)

Da La libertà della scuola (1953)

«Ho l’impressione che alla costituente si corra, in materia di scuola, dietro alle parole invece che alla sostanza.

Tutti vogliono la libertà dell’insegnamento; e tutti sono parimenti d’accordo nell’affermare la necessità degli esami di Stato, quando si debbono rilasciare diplomi di laurea, di licenza, d’abilitazione alle professioni &c &c. Ma libertà d’insegnamento ed esami di Stato sono concetti incompatibili.

Esame di Stato vuol dire programma, vuol dire interrogazioni prestabilite su materie obbligatorie; vuol dire certificato rilasciato da uomini investiti legalmente d’un pubblico ufficio in nome d’una determinata autorità pubblica detta Stato, certificato il quale attesta che il tale ha subíto certi dati e non altri esami su certe materie prestabilite in regolamenti emanati da quella certa autorità; ed è, per aver subíto quelle pubbliche prove, dichiarato atto a esercitare questa o quella professione, o essere ammesso in dati impieghi presso la stessa o altre pubbliche autorità; a esclusione di chi non sia proprietario d’analogo certificato o diploma o licenza o abilitazione.

Come può supporsi che, dato il punto di partenza, tutte le scuole, pubbliche e private, statali e municipali e consorziali, laiche e religiose, tradizionali o rivoluzionarie, non s’esemplino sul tipo conforme alle esigenze dell’esame di Stato? Avremo ancora dei seminari; o i seminari non si trasformeranno in ginnasi e licei, con programma identico a quello delle scuole statali chiamate con quel nome? Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogn’ordine di scuole, dalle elementari alle universitarie, noi non avremo mai libertà d’insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà cadere l’interrogazione al momento degli esami di Stato.

Nozioni e non idee; appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica e alla formazione morale dell’individuo. Sono vissuto per quasi mezzo secolo nella scuola; e ho imparato che quei pezzi di carta che si chiamano diplomi di laurea, certificati di licenza valgono meno della carta su cui sono scritti. Per alcuni […] il giovane vale assai di piú di quel che sta scritto sul pezzo di carta o, almeno, del pregio che l’opinione pubblica v’attribuisce; ma ‹legalmente› l’un pezzo di carta è simile a ogn’altro e la loro contemplazione non giova a chi deve fare una scelta tra coloro che offrono sé stessi agl’impieghi e alle professioni.

A qual fine dunque lo Stato s’affanna a mettere sui diplomi un timbro ufficiale privo di qualsiasi effettivo valore? Il piú ovvio e primo effetto è quello di trarre in inganno i diplomati medesimi; inducendoli a credere che, grazie a quel pezzo di carta, essi hanno acquistato il diritto o una ragionevole aspettativa a ottenere un posto che li elevi al disopra degli addetti alle fatiche manuali dei campi o delle officine. […] Il danno […] sta nell’inganno perpetrato contro [gli studenti], lasciando credere che il pezzo di carta dia diritto a qualcosa; e cioè, nell’opinione universale, all’impiego pubblico sicuro o alla professione tranquilla.

Il valore legale dei diplomi dà luogo, ancora, a un altro inganno, e questo contro la società. Esso eccita le invidie e gli egoismi professionali. L’ingegnere, a causa di quel diritto a dirsi ‹ing. dott.›, si reputa dappiù del geometra; e ambi sono collegati contro i periti agrari. I dottori in scienze commerciali sono in arme contro i ragionieri; e ambedue contro gli avvocati.

Dottori in legge, avvocati e procuratori combattono lotte omeriche gli uni contro gli altri. […] Dare un valore legale al diploma di ragioniere vuol dire che soltanto all’insignito di quel diploma è lecito compiere taluni lavori ragionieristici e nessun altro può attendervi; ed egli a sua volta non può fare cosa ch’è privilegio del dottore in scienze commerciali o dell’avvocato. […] Gli Stati assoluti dei secoli scorsi disponevano, per farsi obbedire, d’armi di gran lunga meno efficaci di quelle che sono proprie degli Stati moderni. […] Oggi, la potestà pubblica giunge in ogni dove; e i magistrati hanno molta maggiore autorità per far rispettare, com’è loro dovere, la legge. Anche la legge iniqua, la quale, creando diplomi e attribuendo a essi valore legale, condanna alla geenna della disoccupazione coloro che, essendone sforniti, non possono attentarsi a compiere il lavoro ch’essi sarebbero pur capacissimi di compiere ma è privilegio del diplomato.»

Sotto il LINK che riporta all'articolo originale:

 http://www.polyarchy.org/basta/documenti/einaudi.1947.html

 

 

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