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 Pregherei di leggere la lunga premessa  necessaria per mettere a fuoco il problema. Non mi stanco mai di ribadire certi concetti che il Potere cerca di proporre ma che, non hanno nessun effetto nella pratica delle cose. Nella Cultura intesa come diritto di tutti, non si possono applicare leggi atte a "bloccare" l'evoluzione dell'essere umano in quanto tale. Voglio dire che: "lo Stato può intervenire sulle cose fisiche anche su noi stessi ma... non può controllare le nostre conoscenze e non ci può impedire di istruirci, nella maniera che riteniamo più opportuna".

  

 

  APOSTILLE DOCUMENTO

 




























































 

Consulenza legale - fatto non e' reato

Riporto il seguente articolo dal sito:

 http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=433&search=reati 

(…."Per rimarcare il concetto dell’esperienza e valore che i Giudici della Corte Suprema hanno tenuto conto. Con questo intendo riallacciarmi al filo conduttore del mio discorso, quando ribadisco che l’esperienza deve essere tenuta in considerazione anche (se necessario) in ambito universitario. Purtroppo la mia esperienza di oltre 40anni (nel 1999) non è stata presa in considerazione quando ho fatto domanda per essere immatricolato per un corso in Ingegneria Informatica. Allora avevo un Diploma di Elettrotecnico conseguito già dal 1958 (per corrispondenza) – un diploma di Programmatore conseguito nel 1988 + tanti anni di studio da autodidatta e… tantissima esperienza. La risposta da parte di un paio di Università da me interpellate è stata "FORMALE" con palese disconoscimento della mia esperienza che, poteva supplire alla mancanza da parte mia del Diploma di Maturità. Gli interlocutori mi diedero delle risposte "standard" del tipo: "Mi dispiace signor Bomboi, niente Maturità = niente immatricolazione all’Università. Naturalmente non ho mai trovato una persona con che mi abbia dato una risposta calorosa, con qualche consiglio. Prendere il diploma di Maturità si poteva ma… rivolgendomi a certe organizzazioni (per es. C.PU). Ho provato e, sono andato a fare un colloquio presso uno di questi centri. Mi sono sentito chiedere (nel 1999) 24.000.000 per poter conseguire il Diploma in due anni. Il bello è che, un signore distinto (furbo) mi ha preteso di pagare la metà della somma in anticipo, in modo che se avrei cambiato idea, avrei perso il mio capitale. In un altro paio di centri interpellati, ho potuto capire che avrei potuto superare l’esame di Maturità con certezza matematica (anche se direttamente non me lo hanno mai detto ma… fatto capire), in un biennio. Naturalmente sarebbe dipeso dai soldi. Di certo ho capito che è tutto un Business a danno degli sprovveduti. Altro che lauree comprate!! Durante una delle tante telefonate fatte a persone a cui chiedevo aiuto circa la possibilità di vedermi riconosciuti i miei precedenti di studioso (seppur per corrispondenza). Abbastanza scocciato per il muro di gomma che si parava davanti a me, dissi ad un certo punto: "Adesso sono stufo dei vostri dinieghi, quasi – quasi mi appoggio a qualcuno con pochi scrupoli e mi compro il Diploma come ormai fanno in parecchi. Non l’avessi mai detto!! L’interlocutrice (era una femmina), sbottò e disse: "Lo sa che lo posso denunciare??". Immediatamente capii che se non stavo attento, dalla parte della ragione, sarei passato al torto. Ho capito una cosa: "Il sistema universitario in Italia è marcio" ed agisce ancora secondo lo spirito, della Legge del 1938.

No c’è spazio per i sentimenti e per la buona volontà delle persone. Tutto viaggia come in un binario dove le rette non si incontrano mai. Il paradossale della faccenda è che: "Se fossi stato disonesto (neanche tanto), avrei messo da parte una certa somma e avrei "Comprato" una Laurea, non americana ma… italiana!! Averi avuto tutte le sicurezze e tutti, (compreso le Autorità) mi avrebbero chiamato DOTTORE!! Non sono caduto così in basso, e se oggi possiedo più di una Laurea lo debbo alla mia volontà e alla fede in me stesso. Ho capito che l’autore del mio destino sono solo io, perché io mi amo – io mi capisco – io mi sono analizzato…")

LA SENTENZA:

Così deciso in Roma il 11 marzo 2003.

Cassazione Sezione sesta penale 17921 del 15 aprile 2003

consulenza legale - fatto non e' reato (Presidente Trojano – relatore Di Virginio)

Osserva:

Ricorre G.L. con due distinti mezzi di impugnazione, personalmente e a mezzo del difensore di fiducia, avverso sentenza della Corte d'Appello di Venezia in data 23.9.2002, con la quale veniva confermata la sua condanna per il reato di cui all'articolo 348 Cp, ascrittogli per aver abusivamente esercitato la professione di avvocato redigendo una relazione di consulenza scritta in ordine a un procedimento penale, in cui era imputato tale B.G., su carta intestata "Studio Legale Internazionale G.": intestazione che figurava anche nell'elenco telefonico. Deduce erronea applicazione dell'articolo 348 Cp e vizio di motivazione perché l'attività di consulenza non sarebbe riservata alla professione forense, pur essendo alla stessa connessa, e la sua attività si era limitata alla redazione di un parere in una materia in cui egli era particolarmente esperto quale autore di pubblicazioni sul contratto di trasporto e sulle responsabilità civili e penali relative; e perché l'esercizio abusivo sarebbe stato ravvisato sulla base di un'unica ed isolata prestazione, non esistendo alcun elemento atto a far ritenere la continuità della attività di consulenza. Si duole inoltre della mancata concessione delle attenuanti generiche e del beneficio della non menzione della pena; ed eccepisce la intervenuta prescrizione del reato, perché il parere risalirebbe alla data del 11 luglio 1994. Il ricorso si deve ritenere fondato. Ben è vero che questa Corte (sezione sesta, 1151/02, Notari Stefano), esaminando in epoca recentissima la questione della individuazione dell'ambito dell'attività riservata agli esercenti una determinata professione, ha affermato che questo comprende non soltanto gli atti "tipici" della professione, ma può estendersi anche agli atti "relativamente liberi", e cioè non esclusivi del professionista pur se solitamente collegati alla sua attività tipica, che possono essere compiuti anche da estranei soltanto a condizione che si tratti di attività sporadica ed occasionale; per cui costituisce esercizio abusivo della professione il compimento di atti del genere in forma continuativa ed organizzata. Tale indirizzo si pone peraltro in consapevole contrasto con l'orientamento in precedenza costante, che circoscrive gli atti rilevanti, ai fini della configurabilità del reato di cui all'articolo 348 Cp, alla sfera di quelli riservati in via esclusiva a soggetti dotati di speciale abilitazione e cioè ai cosiddetti atti tipici, escludendo dal novero delle attività esclusive quelle "relativamente libere", solo strumentalmente connesse a quelle tipiche. Ritiene il collegio di dover aderire all'orientamento del tutto prevalente, non ravvisando né sul piano giuridico né sul piano logico ragioni apprezzabili per conferire rilievo penalistico a fatti di tale rilievo pacificamente privi di per sé stessi, che dovrebbero essere considerati penalmente rilevanti soltanto in considerazione della loro reiterazione o della loro riconducibilità ad una attività organizzata. È pertinente il richiamo della difesa alle cosiddette agenzie di infortunistica stradale, che svolgono in forma organizzata attività di consulenza riconducibili normalmente all'esercizio della professione forense, senza che la liceità di essa sia stata mai posta in questione; e possono essere citati anche i numerosi enti di patronato, che svolgono attività analoga in materia di lavoro e in materia pensionistica. Nel caso, comunque, anche l'adesione all'isolato indirizzo proprio della decisione citata non comporterebbe la configurazione del reato di cui all'articolo 348 Cp, posto che anche a mente di essa è pur sempre necessario l'esercizio di una attività sistematica e sia pure relativamente organizzata, mentre al G. è attribuita una prestazione isolata che non può essere considerata come sintomatica di un'attività svolta in forma professionale sulla base della sola dizione della carta intestata su cui è stato redatto il suo parere. La condotta del Gava non è quindi riconducibile alla fattispecie astratta prevista dall'articolo 348 Cp; onde va annullata senza rinvio la sentenza impugnata. P.Q.M.

La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Così deciso in Roma il 11 marzo 2003.

http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/index.php?num=433&search=reati

La Sentenza può avere più di una chiave di lettura ma… ciò che mi lusinga, è sapere che c’è ancora una Corte di Giustizia dove i fatti vengono visti in una chiave più "LOGICA" e non con la freddezza di una serie di Codici, parecchi dei quali sono Obsoleti e mal si coniugano con tempo della "Conoscenza" motore per l’avvenire dei Popoli.

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